Latte e Caseina: i due peggiori veleni dei nostri tempi

By on 11-14-2018

“Io ho a cuore il mio corpo e per quanto i miei cari e amici tengano a me, sono il solo ed unico individuo a poter realmente compromettere o preservare il mio stato di salute fisico e mentale”.

Siamo come i neonati!!! Questa semplice e, sotto certi aspetti, ironica frase, racchiude il fatto che non c’è distinzione tra un neonato e un uomo o donna di età adulta.

Questo può essere affermato in quanto, i soli ad avere un reale “bisogno” del latte (parlando di latte umano e non animale) e che siano indicati e adatti naturalmente e fisiologicamente a nutrirsene, sono i neonati di un’età compresa dalla nascita, a circa i primi anni di vita, fino ad un graduale abbandono.

Si afferma quindi che l’uomo, dopo questo iniziale periodo di vita, perde fisiologicamente le capacità necessarie a scomporre e digerire (processo di idrolisi) in modo corretto, questo alimento.

Quello di cui noi ci nutriamo è un aspetto fondamentale, per preservare la nostra salute sia fisica che mentale, quindi se non sappiamo cosa ingeriamo, non sapremo neanche se un alimento fa bene al nostro corpo o meno, e soprattutto non sapremo se è “adatto naturalmente” al nostro organismo.

Detto questo invito tutti a porsi delle domande prima di addentare o bere qualcosa, ma escludendo l’aspetto organolettico evidentemente fuorviante, in quanto è anche luogo comune che, “un alimento più è saporito e più non è salutare”!!!

Ritornando al concetto ironico del “siamo come i neonati”, il senso più stretto e tecnico di questa frase si può intuire scientificamente affermando che, l’uomo dopo i primi mesi di vita e progressivamente fino all’età adulta, perde la capacità, a causa di un deficit di produzione dell’enzima lattasi, di idrolisi del lattosio (digestione).

caseina

La permanenza del lattosio ingerito, ne determina la fermentazione da parte della flora intestinale con produzione di gas e acidi organici e richiamo nel colon per osmosi di acqua, con conseguente flatulenzameteorismocrampi addominali, diarrea. Difatti è consuetudine nella gente, la manifestazione di patologie legate all’intolleranza del lattosio, (componente in alta percentuale del latte animale) e per ovviare a questo problema sono stati “inventati” (tramite ulteriori processi chimici e fisici) prodotti come il “latte ad alta digeribilità”. A queste patologie bisogna aggiungere tutte quelle “nascoste” o comunque meno conosciute o addirittura insabbiate, perché “scomode” se pubblicizzate in larga scala.

È doveroso riproporre l’affermazione tanto conosciuta,  sbandierata su tutti i media e dall’opinione pubblica, che vede il latte come un alimento che “rafforza le ossa perché ricco di calcio”.

A tal proposito si porta a conoscenza che da vari studi ed esperimenti effettuati in diverse parti del mondo (si consiglia il libro “The China Study”), anche monitorando per vari anni porzioni di popolazioni, è stato riscontrato che il latte animale, essendo ricco di proteine, Caseina in primis, che contengono un alto tasso di sostanze acide non adatte al corpo, abbassano notevolmente la percentuale di calcio già presente nelle ossa umane, in quanto, queste sostanze acide, devono essere necessariamente espulse dal nostro organismo per mantenere un equilibrio acido-basico ottimale.

Questo processo avviene sacrificando i depositi di calcio contenuti nelle ossa, espellendo queste sostanze tampone tramite l’urina. Si può quindi affermare che un soggetto che consuma latte e latticini è sicuramente più a rischio di fratture e malattie come l’osteoporosi, rispetto a un soggetto che non ne consuma. È però doveroso sottolineare che, il corpo umano è una macchina complessa, condizionata da numerosi fattori che possono portarla verso disturbi e problemi, infatti la scienza non ha ancora affermato con assoluta certezza che un solo alimento possa provocare una patologia. Oltre a questo è stato provato che il consumo di latte e suoi derivati, e quindi del calcio contenuto al loro interno, non costituisce nessun effetto protettivo sull’osso, al contrario di come ci fanno credere negli spot pubblicitari. Per ridurre il rischio di osteoporosi, va ridotta l’assunzione con la dieta di sodio e proteine animali, aumentando il consumo di frutta e verdura, dell’attività fisica e va assicurato un introito di calcio da fonti vegetali, come ad esempio la verdura a foglia verde e i fagioli, come pure prodotti addizionati di calcio come cereali per la colazione e succhi.

Un discorso molto importante ma purtroppo, ancora una volta, nascosto agli occhi di tutti è quello che riguarda il modo in cui vengono nutrite le vacche o comunque tutti gli animali che producono il latte e derivati di cui andiamo tanto ghiotti. Questo aspetto penso sia fondamentale per comprendere un altro motivo, che ci dovrebbe quanto meno spingerci a informarci sulla provenienza dell’alimento che ingeriamo. In quest’epoca di crisi economica e valutando anche l’aumento esponenziale della richiesta da parte del consumatore, il risparmio e il taglio dei costi nell’accuratezza dei processi di lavorazione, incide notevolmente sulla qualità del prodotto finito. Ciò vuol dire che quello che mangiavano e bevevano due o tre generazioni fa, era molto più genuino e sicuro rispetto a quello che consumiamo adesso.

Il caso della “mucca pazza” scoppiato solo qualche tempo fa, è un forte segnale che le contaminazioni e gli ambienti di allevamento non sono assolutamente idonei e sicuri per la produzione di alimenti. L’aspetto principale è il mangime con cui gli animali vengono nutriti, che si è evoluto nel tempo, in peggio aggiungerei, perché se anni fa si utilizzava solo foraggio (componenti vegetali che si trovano in natura), oggi si utilizzano anche vari composti di scarti che come, nel caso della mucca pazza, hanno provocato la contaminazione degli stessi animali, al virus. Questi composti sono principalmente farine, ottenute dalla triturazione di ossa e scarti della lavorazione dei macelli della carne e anche da materiale conseguito dalla triturazione dei pulcini maschi vivi, improduttivi nella catena aziendale della carne e uova. Dal 2008 è stato fatto divieto di utilizzare questi composti come mangimi, infatti i macelli dovrebbero assicurarsi dello smaltimento di questi scarti secondo quanto previsto dalla legge, ovviamente pagando regolarmente le aziende incaricate allo smaltimento di questi rifiuti. Come sappiamo, soprattutto in Italia, al fine di risparmiare, leggi come queste vengono periodicamente infrante esponendo il consumatore a rischi di nuove contaminazioni.

Un’altra notizia di cui la maggior parte dei consumatori è ignaro, è la presenza di “batteri” e di “pus”, provocato dallo sfruttamento continuo delle mammelle, all’interno del latte e di conseguenza anche nei derivati che ci ritroviamo nei nostri frigoriferi. Difatti è stata emanata una direttiva europea che stabilisce il limite massimo, sia di batteri che di pus, per un determinato quantitativo di latte, in quanto, pur avendo subito trattamenti di lavorazione ad alte temperature, non possono essere eliminati totalmente. Questo avviene perché la vacca è costretta a produrre circa 10 volte in più del quantitativo di latte che in condizioni normali produrrebbe, tramite la somministrazione di sostanze che l’animale assorbe e che quindi vengono assimilate anche nel latte che produce.

L’intento che mi prefiggo, scrivendo questo articolo è quello di informare e installare il “dubbio” che quello che dico possa essere vero. Che questo sia lo spunto per far evadere la gente dal pensiero di una realtà che non può essere cambiata. Non credete a quello che scrivo, ma ponetevi il dubbio che quello che vi hanno fatto credere fin’ora sia falso! Leggete, informatevi, ponete il dubbio su tutto e vi si aprirà un nuovo mondo davanti a voi.

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