Il TTIP diventa TAFTA e si unisce a CETA e TISA per formare le nuove Arpie…

By on 8-29-2016

ttip stop

Si sa bene: quando qualcosa di losco è stato troppo “compromesso” dalla libera circolazione delle informazioni fra cittadini svegli, la prima strategia è banalmente di cambiargli il nome…

Il famoso TTIP ora viene chiamato anche TAFTA, cioè Transatlantic Free Trade Agreement (Accordo di libero scambio transatlantico) e viene negoziato tra USA e UE dal luglio 2013: similmente al CETA Comprehensive Economic Trade Agreement (Accordo economico e commerciale comprensivo) – purtroppo già approvato, come si evince, fra i tanti, da questi due articoli http://it.ibtimes.com/dapprovazione-il-ceta-laccordo-fra-ue-e-canada-ecco-dubbi-e-polemiche-1457465 e http://www.movimento5stelle.it/parlamentoeuropeo/2016/03/non-solo-ttip-litali.html – e al TISA Trade in Services Agreement (Accordo sul commercio dei servizi), tratta di accordi di scambio commerciale fra Stati uniti (Canada compreso) e i paesi dell’Unione Europea (Italia compresa).

I fini non cambiano: abbattere i vincoli legati alla salute ed ai diritti dei consumatori per immettere sul mercato prodotti a basso costo non solo di scarsissima qualità, ma anche pericolosi e spesso tossici e che includono il coinvolgimento di note multinazionali senza scrupoli in servizi pubblici come acqua, scuola e servizi sanitari.

Il sito della CGIL http://www.fpcgil.it/TTIP_CETA_TiSA che è una delle fonti di questo articolo, la chiama Lista Negativa: mentre sinora erano i governi a stabilire quali servizi mettere sul mercato (lista positiva), in questi accordi, primo tra tutti il CETA,  tutti i servizi sono soggetti a privatizzazione, salvo quelli contenuti in una lista di eccezioni, spesso molto lunga e difficilmente controllabile.”  (cit.)

Addirittura la clausola ISDS (Investor-state dispute settlement) permette agli “investitori”, ovvero alle grandi aziende coinvolte, di denunciare un Governo che voglia tornare sui suoi passi, ad esempio tornando all’acqua pubblica dopo averla privatizzata, chiedendogli esorbitanti risarcimenti; sempre sul sito della CGIL si ribadisce che Nessuna legge nazionale ha potere su questa clausola, una volta approvata dalle parti.” (cit.)  Anche questa ormai nota clausola è stata però ribattezzata sotto il nome di ICS (Investment Court System) con l’intento di distrarre e depistare i cittadini attenti dalla fondamentalmente identica mala-sostanza…

Tali processi si svolgerebbero oltretutto presso “tribunali speciali” come giustamente sottolinea anche Marcello Foa, giornalista di scuola montanelliana de “Il Giornale” in questo suo post del 1 giugno 2016: “…il processo si terrebbe in un tribunale speciale. Proprio così, un tribunale ad hoc con giudici eletti dai politici canadesi e dalla commissione di non eletti di Bruxelles, e supervisionato dagli avvocati della multinazionale di turno.” (cit.)

Inutile aggiungere che tali trattative, benché di palese interesse pubblico e che quindi pubblicamente dovrebbero essere discusse anche a livello parlamentare, si svolgono sempre sostanzialmente in segreto e col massimo riserbo dai “soggetti” coinvolti… come si può meglio appurare nel dettaglio anche in questo articolo http://espresso.repubblica.it/attualita/2016/06/08/news/due-ore-tra-i-misteri-del-ttip-1.270261 pubblicato da “L’Espresso” di Giulio Marcon, “fortunata” eccezione ammessa in qualità di giornalista ad una di queste riunioni, ma a condizioni a dir poco ridicole, come da egli stesso rilevato :

“…Nella sala di lettura allestita per l’occasione, funzionari sempre attenti che controllavano anche i suoi appunti: nessuna fotocopia, fotografia o utilizzo di computer. Tempo concesso: un’ora.” Solo appunti a penna, da controllare alla fine. …Nella stanza ci sono quattro scrivanie, su ciascuna qualche foglio bianco e un paio di penne. Un dizionario inglese-italiano per tutti (la bozza dell’accordo è solo in inglese).” e ancora “I plichi sono numerati con un pennarello, ma ogni volume non ha un indice e non c’è la numerazione della pagine. Sembra fatto apposta per far perdere tempo a chi legge.” (cit.)

Marcon aggiunge anche che “In realtà a leggere il Ttip sembra che a guadagnarci non siano nemmeno gli americani (intesi come cittadini), ma le medie e grandi imprese e – soprattutto – le multinazionali. A rimetterci i consumatori (americani ed europei) e le piccole imprese (americane ed europee)…”  (cit.)

Su questa pagina del sito de “La Repubblica”, fra le tante che si occupano dell’argomento, trovate alcuni approfondimenti: http://www.repubblica.it/argomenti/ttip

Non mi pare serva aggiungere molto altro se non alcuni dei link utili per opporsi a questo congegnato e deliberato crimine legale contro tutte le popolazioni dell’intero pianeta. Eccoli.

https://www.riparteilfuturo.it/lobbying-europa?gclid=CJaIt6Ti4c4CFcQV0wodOVEG7A

http://www.greenpeace.org/italy/it/Cosa-puoi-fare-tu/partecipa/stop-ttip/?gclid=CO2bubHi4c4CFekp0wodGjEFlQ

https://stop-ttip-italia.net

https://stop-ttip.org/it/

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