“L’arte della vera meditazione”

By on 10-11-2015

Il concetto di meditazione della maggior parte delle persone è legato a qualche tecnica molto complessa da attuare in assoluta riservatezza, al massimo con l’aiuto di un maestro o in compagnia di altri individui che si occupano della stessa cosa. Questo è vero… in parte! Mettiamoci bene in testa che la meditazione è solo uno strumento che permette alla Coscienza di espandersi attraverso le dimensioni sempre più sottili di energia. Per l’uomo moderno risulterebbe abbastanza complicato trovare tutto il tempo necessario per imparare a stare seduto in una posizione particolare e meditare per ore, ancor di più isolarsi in una caverna! Dunque cosa bisogna fare per meditare spesso, nonostante tutti gli impegni giornalieri? Andiamo a vedere innanzitutto cos’è questo strumento che permette alla Coscienza di evolversi, vediamo da dove ha origine l’inconsapevolezza spirituale e come superarla.

Che cosa credete che sia la meditazione se non l’essere totalmente presenti al di là della mente legata al tempo?

Come potete constatare voi stessi, la domanda contiene già una risposta parziale. La mente (ego) può vivere/sopravvivere solo nel tempo psicologico, cioè nel passato o nel futuro: può nutrirsi di rimpianti (facendoci diventare psicotici) e/o di preoccupazioni (facendoci diventare nevrotici). Il maestro spirituale tedesco Eckhart Tolle disse: <<Il filosofo Cartesio ritenne di aver scoperto la verità fondamentale quando pronunciò la sua famosa affermazione “Penso dunque sono”. In realtà aveva dato espressione all’errore fondamentale: identificare il pensiero con la Consapevolezza e l’identità con il pensiero.>> Ciò significa che la nostra essenza più profonda non è il pensiero, non è la mente (anche se l’individuo inconsapevole si identifica con essa), perchè noi esistiamo in quanto pura Consapevolezza (anima) di cui il pensiero è una sua semplice espressione, un prodotto. Noi non siamo nè i nostri pensieri (che tra l’altro sono per il 95% il risultato di programmi inconsci), nè le nostre emozioni, nè le nostre percezioni sensoriali, nè le nostre esperienze. Così come lo spazio permette agli oggetti di esistere, senza il quale non potrebbero apparire, i nostri pensieri e le nostre emozioni sono il contenuto del nostro spazio interiore, della nostra Coscienza. Noi non siamo il contenuto della nostra vita, noi siamo la Vita, cioè lo Spazio consapevole nel quale tutto si produce, siamo Coscienza, siamo il Presente, siamo! Essere inconsapevoli dal punto di vista spirituale significa vivere nella totale o parziale identificazione con la mente (o con una posizione mentale in particolare), cioè con il contenuto, con le forme, e tutti sappiamo che le forme sono effimere e illusorie. E’ di questo che è fatto l’ego, il falso sè creato dalla mente, è una forma psicologica illusoria con la quale ci identifichiamo, è una posizione mentale che difendiamo credendo che sia l’unica corretta e l’unica possibile. Inevitabilmente l’ego non può che nutrirsi di tempo (passato e futuro), dunque soffriamo, e ciò è un indizio di inconsapevolezza spirituale.

Riporto qui di seguito un’ altra affermazione di Tolle per rendere più chiaro il concetto:

<<Anche se la struttura di tutti gli ego è la stessa, il contenuto dell’ego varia da persona a persona. In altre parole, l’ego differisce solo nell’aspetto superficiale, nel fondo sono tutti uguali. E in che modo sono uguali? Vivono tutti grazie all’identificazione e alla separazione. Se vivete attraverso il sè creato dalla mente, l’ego, che è fatto di pensieri ed emozioni, le basi della vostra identità sono instabili perchè pensiero ed emozione sono per loro natura instabili (effimeri e passeggeri). Per questo ogni ego si sforza continuamente di sopravvivere, cercando di proteggersi e di ingrandirsi. E per confermare il pensiero che ha su di sè ha bisogno del pensiero opposto che è poi quello “dell’altro”.>>

Dal momento che l’inconsapevolezza spirituale nasce dall’identità con un falso sè, l’unica cosa da fare è diventare gli osservatori silenziosi di quelle nuvole fluttuanti che chiamiamo pensieri e di tutte le sensazioni fisiologiche che proviamo quando essi appaiono: questo non è un fare, ma un vigile vedere. Meditazione è tutto ciò che è fatto con consapevolezza, con profonda osservazione interiore. Il pensiero è movimento, la Consapevolezza è quiete, per cui identificarsi col pensiero, cioè essere trasportati e talvolta travolti dal movimento incessante della mente significa mettere in moto e girare come un criceto all’interno della ruota del tempo senza trovare mai la pace, la stabilità e la quiete interiori. Osservare invece significa stare sull’asse della ruota, sempre fermo e stabile mentre la ruota gira intorno ad esso senza turbarlo. Questa è meditazione, questo è il risveglio. Lasciate che il mondo vi giri intorno bruscamente mentre la vostra anima è fermamente ancorata con lo Spirito Cosmico; per quanto tempestoso possa sembrare il vostro oceano mentale, per quanto alte e paurose possano sembrare le onde, sappiate che l’armonia della profondità oceanica non può essere compromessa, poichè l’oceano è sempre agitato in superficie, mai in profondità… dove c’è solo quiete.

L’importanza del respiro e del silenzio nella meditazione

Preferisco evidenziare l’importanza del respiro riportando alcuni spezzoni (pensieri tanto originali quanto profondi) tratti dal libro Autobiografia di uno Yogi del grande maestro yogi Paramahansa Yogananda:

<<Il nostro mondo di sogno è come un oceano, il cui respiro è la tempesta dell’illusione, che dà vita alla coscienza delle onde individuali: le forme degli uomini e di tutti gli altri oggetti materiali… Le scritture indù esaltano la scienza dello yoga [kriya yoga in particolare] perchè è alla portata di tutto il genere umano. E’ vero che il mistero del respiro è stato talvolta risolto senza l’impiego di tecniche yoga, come nel caso di quei mistici non indù dotati di straordinarie capacità di devozione per il Signore. Questi santi cristiani… sono stati visti nello stato di estasi caratterizzato dall’assoluta immobilità e dall’assenza del respiro (sabikalpa samadhi)… Quando però un santo ha raggiunto il nirbikalpa, cioè lo stato più evoluto del samadhi, egli è indissolubilmente unito al Signore…Il mistero della vita e della morte, la cui soluzione è il solo scopo del soggiorno dell’uomo sulla terra, è intimamente intrecciato al respiro. La libertà dal respiro è libertà dalla morte… il respiro è il sottile legame tra il corpo e l’anima… L’involucro fisico non potrebbe svolgere alcuna attività… se l’anima non gli trasmettesse le correnti vitali [prana] che, nell’uomo non illuminato, sono infuse nel corpo grazie alla mediazione del respiro (energia gassosa). L’essere umano si identifica erroneamente con la propria forma fisica perchè il respiro convoglia nel corpo le correnti vitali provenienti dall’anima con tale intensità da indurlo a confondere l’effetto con la causa e quindi a idolatrare il corpo, immaginando che abbia vita propria. Lo stato cosciente dell’uomo è essenzialmente consapevolezza del corpo e del respiro [di quest’ultimo non sempre]. Nello stato subcosciente, manifesto nel sonno, la mente si separa temporaneamente dall’identificazione con il corpo e con il respiro. Nello stato supercosciente [meditazione profonda] l’uomo conquista la libertà dall’illusione che l’ “esistenza” dipenda dal corpo e dal respiro. Dio vive senza respiro; l’anima, fatta a Sua immagine, diviene cosciente di sè, per la prima volta, solo quando raggiunge lo stato senza respiro. Nel caso del kriya yogi, invece, il legame del respiro è reciso volontariamente… [lo yogi] non ha bisogno della lezione alquanto aggressiva della morte per capire che è sbagliato fare affidamento su un corpo fisico.>>

In sostanza l’aria che respiriamo è l’involucro fisico che contiene l’energia vitale (prana), e il respiro permette alla corrente vitale di diffondersi in tutto il veicolo biologico.

Il silenzio, inoltre, è importantissimo quanto il respiro consapevole durante la meditazione, perchè Silenzio non significa assenza di rumori, ma significa ascoltare il suono primordiale che echeggia nell’universo come la vibrazione creativa dell’ Aum, che si traduce in parole intelligibili per il devoto che si trova in sintonia con la Coscienza Cosmica.

In sintesi vi dico che l’inconsapevolezza spirituale non è affatto un male, ma è un sentiero necessario da percorrere per raggiungere la pace e l’armonia, poichè soltanto attraversando il corridoio buio della sofferenza si può giungere alla dimensione della Luce. E’ per questo che siamo qui, ed è per questo che la nostra Coscienza in questo momento si esprime attraverso un corpo fisico in questo mondo materiale. Per meditare non è necessario rinchiudersi in una caverna, questo lo potevano fare i mistici dell’epoca, non l’uomo moderno, ammettiamolo. Dunque è possibile meditare, cioè essere totalmente presenti, lasciando che i pensieri e le emozioni semplicemente esistano, senza mai lasciarci trasportare (o addirittura travolgerci) da essi. Persino lavare i piatti può e deve diventare meditazione, concentrandoci ad esempio sulle sensazioni tattili e, se qualche pensiero arriva, e arriverà di certo, lasciamo che torni da dove è venuto senza alimentarlo. Così facendo ci libereremo a poco a poco dall’identificazione con il falso sè, per riconnetterci al vero Sè da cui tutto è sgorgato e dove tutto ritornerà.

Qui di seguito riporto un video in cui Eckhart Tolle spiega meravigliosamente i concetti di morte e identificazione con la forma (fisica e psicologica):

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