“Il Nuovo Paradigma” di Deepak Chopra

By on 7-10-2015

Per secoli l’uomo ha continuato a vivere nell’illusione della frammentazione, della solitudine e della morte, creando paradigmi (che ormai le nuove scienze stanno rivalutando e trasformando) su cui basare la propria esistenza.

Tuttavia, in ogni tempo, c’è sempre stato qualche “folle” alla ricerca dell’Illuminazione, sperimentando l’Unione mistica col Tutto. Proprio questi ultimi, comunicando e rivelando la natura delle loro esperienze, hanno fornito a scienziati e filosofi le basi per la creazione di un nuovo paradigma: una nuova concezione della realtà.

Il medico e scrittore indiano Deepak Chopra ha individuato i punti fondamentali del vecchio e del nuovo paradigma:
– Il vecchio paradigma è costruito su una serie di credenze e convinzioni che rinforzano l’esperienza della realtà così come ci è trasmessa dai nostri filtri sensoriali, cioè l’esperienza comune.
– Il nuovo paradigma è costruito sulle intuizioni della fisica quantistica e delle neuroscienze, che sono molto affini alle intuizioni e alle visioni degli sciamani e dei saggi della tradizione millenaria Vedica indiana (e non solo).
Chopra illustra anche le principali differenze tra i due paradigmi, vediamo quali:
1) – Vecchio paradigma: Esiste un mondo oggettivo al di fuori e indipendente da colui che lo osserva.
– Nuovo paradigma: Noi viviamo in un Universo partecipante; la nostra attenzione crea e modifica gli oggetti della nostra osservazione.
2) – Vecchio paradigma: Il mondo materiale, inclusi gli esseri umani, è fatto di aggregati di materia che sono separati l’uno dall’altro, sia nello spazio, sia nel tempo.
– Nuovo paradigma: Il mondo è fatto di non-materia; è costituito di campi di energia che provengono tutti da un unico campo energetico sottostante e non manifesto (spazio e tempo sono parti del campo).
3) – Vecchio paradigma: La mente e la materia sono entità differenti e indipendenti.
– Nuovo paradigma: La mente e la materia sono essenzialmente la stessa cosa. il Campo sperimentato soggettivamente è la mente; il Campo sperimentato oggettivamente è il mondo degli oggetti materiali.
4) – Vecchio paradigma: La mente è incastrata nel cervello; l’intelligenza è localizzata nel sistema nervoso o al massimo nel corpo.
– Nuovo paradigma: La mente non è racchiusa né nel cervello, né nel corpo; è in grado di estendersi ai confini del Cosmo ed è illimitata. Può trovare espressione in forme localizzate e in fenomeni. L’intero Universo è questo Campo di intelligenza. Quando il Campo interagisce con se stesso, cioè “pensa”, il mondo materiale appare alla manifestazione. L’intelligenza non può essere localizzata, solo la sua Espressione può esserlo.
5) – Vecchio paradigma: La Coscienza è l’epifenomeno (il prodotto finale) della materia. Noi siamo macchine fisiche che hanno imparato a pensare.
– Nuovo paradigma: La materia è l’epifenomeno della Coscienza. Noi siamo pensieri (eventi quantici nel Campo Unificato), impulsi di intelligenza che hanno imparato a creare macchine fisiche.
6) – Vecchio paradigma: Gli esseri umani sono racchiusi in se stessi; sono entità indipendenti.
– Nuovo paradigma: Gli esseri umani non sono entità indipendenti, ma sono di fatto punti di focalizzazione nel Campo Unificato; noi siamo inseparabilmente interconnessi con gli schemi di intelligenza dell’intero Cosmo. Noi siamo una rete di relazioni interconnesse.
7) – Vecchio paradigma: I nostri corpi hanno confini ben definiti; noi siamo separati, i nostri bisogni sono distinti.
– Nuovo paradigma: Non ci sono confini ben definiti per i nostri corpi, noi non siamo separati; i nostri bisogni sono totalmente interdipendenti; i nostri corpi sono uno schema di energia ed informazione in continuo e pulsante cambiamento, una parte dell’intero processo. I nostri corpi sono parte del Corpo Universale; la nostra mente è un aspetto della Mente Universale.
La comprensione profonda di questi sette punti fondamentali illustrati da Chopra sono assolutamente utili per ampliare la visione della realtà e per la crescita della nostra consapevolezza.

Il segreto è cercare di comprendere che la mente è una prigione senza sbarre, noi crediamo di essere la nostra mente, ma questa è una grande illusione; la mente è uno strumento che si è impadronito di noi, è quasi come fossimo posseduti senza saperlo, per cui scambiamo per noi stessi l’entità che ci possiede.

Il maestro spirituale, oratore e scrittore tedesco Eckhart Tolle disse: <<L’identificazione con la vostra mente crea uno schermo opaco di concetti, etichette, immagini, parole, giudizi e definizioni che blocca ogni vostro rapporto personale. Si intromette fra voi e il vostro Essere, fra voi e il prossimo, fra voi e Dio. E’ questo schermo di pensiero a creare l’illusione di separatezza, l’illusione che vi siano un “tu” e un “altro” totalmente separato.

Allora dimenticate il fatto essenziale che, sotto il livello delle apparenze fisiche e delle forme separate, voi siete in unione con tutto ciò che esiste.>> Pensare, purtroppo, è diventato una malattia che ci proietta nel rimpianto del passato o nella preoccupazione per il futuro, negando così il momento presente; la meditazione serve proprio a connetterci con il nostro cuore, trascendendo la mente frammentaria, vivendo il presente.

Il filosofo e mistico indiano Sri Aurobindo Ghose disse: <<Il mondo manifestato non è un errore o un’illusione che l’anima dovrebbe rigettare per far ritorno al cielo o rientrare nel Nirvana: il mondo è la grande scena di una evoluzione spirituale, una evoluzione o avventura della Coscienza per mezzo della quale dall’Incoscienza originaria si va sviluppando una manifestazione progressiva, in divenire, della Coscienza Divina, celata fin dall’origine o involuta nella Materia.

La mente rappresenta la più alta vetta finora raggiunta dall’evoluzione, ma non è la più elevata in assoluto.>> L’uomo stesso, afferma Sri Aurobindo, è soltanto un essere di transizione.

Al di sopra della mente esiste una Sopramente, una Coscienza-di-Verità, una divina Gnosi sopra-mentale che possiede spontaneamente la luce e il potere della suprema Conoscenza Divina e la cui discesa sulla terra è destinata ad apportare un radicale cambiamento nella vita e nella materia.

Egli diceva che il mondo intero aspira alla libertà, eppure ogni creatura è innamorata delle proprie catene. Questo è il primo paradosso e l’inestricabile nodo della nostra natura; affermava che il caso non esiste in questo universo; l’idea d’illusione è anch’essa un’illusione. Non c’è mai stata ancora, nella mente umana, un’illusione che non nascondesse una verità o non ne fosse la deformazione.
E’ stato tradotto un antico testo egizio intagliato sulla porta d’accesso ad un sacro sito, ivi c’è scritto: “Finalmente ho raggiunto il Mio traguardo e risolto il segreto della mia Anima: io sono Quello a cui rivolgevo le preghiere, Quello a cui chiedevo aiuto. Sono Quello che ho cercato. Sono la stessa vetta della Mia montagna. Guardo la Creazione come una pagina del Mio stesso libro. Sono infatti l’Unico che produce i molti, della stessa sostanza che prendo da Me. Poiché Tutto è Me, non vi sono due, la Creazione è Me Stesso, dappertutto. Quello che concedo a Me stesso, lo prendo da Me stesso e lo do a Me stesso, l’Unico, poiché sono il Padre ed il Figlio. Quanto a quello che voglio, non vedo altro che i Miei desideri, che sorgono da Me. Sono infatti il conoscitore, il conosciuto, il soggetto, il governante ed il trono…l’inferno è un argine che ho messo al Mio stesso fiume, allorchè sognavo durante un incubo. Sognai che non ero il Solo unico e così IO stesso iniziai il dubbio, che fece il suo corso, finchè non mi svegliai. Trovai così che IO avevo scherzato con Me stesso. Ora che sono sveglio, riprendo di sicuro il Mio trono e governo il Mio regno che è Me stesso, il signore per l’eternità.”
Dunque, non esistono là fuori, poichè là fuori esiste solo la totalità indivisibile: Brahman (come la chiamano gli induisti), privo di forma, ma è il luogo di nascita di ogni forma nella realtà visibile, che sorge da esso e in esso si riavvolge in un flusso infinito; un livello di pura Coscienza.

Dobbiamo essere sempre pronti a procedere, ad avanzare da stato spirituale a spirituale, come dice Sri Aurobindo, da illuminazione a illuminazione. Poiché il nostro scopo sembra essere semplice quanto infinito. Come dicono gli aborigeni: Stiamo solo imparando a sopravvivere nell’infinità.

Ma se la realtà è più simile a un sogno, di chi è il sogno?

I veda induisti e i testi yogici asseriscono ripetutamente che l’universo è il sogno di Dio. Nel cristianesimo questa opinione è riassunta nel detto spesso ripetuto: siamo tutti pensieri nella mente di Dio.

Ma siamo sognati da una singola intelligenza divina, da Dio, o siamo sognati dalla Coscienza collettiva di tutte le cose?

In un universo olografico questa domanda è priva di significato. Non possiamo domandare se la parte sta creando l’intero, o se l’intero sta creando la parte, poiché la parte è l’intero. L’universo è sostenuto da un Atto di Creatività talmente meraviglioso e ineffabile che non si può concettualizzare; come dicono i boscimani kalahari: il sogno sta sognando se stesso.

Voglio chiudere questo articolo con un’ultima citazione del grande illuminato Gustavo Adolfo Rol, che racchiude il senso e le speranze dell’intero articolo:

“L’universo non ha un cuore; è un cuore. Esso batte nelle onde e nelle brezze che accarezzano i salici. Batte ora nel nostro cuore con ritmo incessante, la costante armonia con il battito di tutti i cuori. Perché nell’amore non esiste né il mio né il tuo, ma il Sé di tutti noi.”

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