Quanto sei adatto a stare in coppia?

By on 10-18-2015

coppia felice

È possibile che una persona si possa considerare più o meno idonea a stare in coppia? E da quali fattori dipende?
Stare più o meno bene in coppia dipende dai nostri confini.
E cosa è il confine per una persona? Per dirla con la psicologia della Gestalt, il confine è la nostra pelle, è quella sottile separazione che esiste fra ciò che è “dentro” di noi e ciò che è “fuori” di noi; è appunto il confine che c’è fra “me” e “l’altro da me”. Si tratta di quello stesso confine che mi tiene immerso, collegato allo spazio esterno, con tutto ciò che in esso è contenuto e che mi consente di interagire con esso in modo più o meno consapevole ed inconscio.
Proviamo ad immaginare un uomo ed una donna che si sono conosciuti da poco e che provino attrazione reciproca. Non consideriamo in questo momento quali meccanismi e fattori siano entrati in gioco nel destare questo interesse, ma piuttosto prestiamo la nostra attenzione ad osservare come essi siano interessati l’uno all’altra, quanto si piacciano e quanto siano curiosi di saperne di più sull’altro.
Se potessimo osservarli attentamente di nascosto, ci potremmo godere questa danza d’amore, queste piccole schermaglie dolcemente punzecchianti che chiamiamo corteggiamento.
Lui si fa avanti, affonda, e lei si schernisce e si ripara, per poi partire lei stessa in avanti e ritrarsi subito dopo. Gli sguardi sono lampeggianti, le pupille dilatate, sorridono, ridono, e a volte restano imbarazzati in silenzio.
Una vera delizia anche per noi ipotetici osservatori inosservati. È come assistere ad uno di quei balli che si facevano un tempo, per esempio una tarantella, dove gli uomini sono schierati da una parte e le donne dall’altra, e fronteggiandosi avanzano e si ritirano come un’onda, convergendo in un punto dove quasi si toccano, per poi tornare indietro.
Tutto ciò a tempo di musica, fra ammiccamenti, inchini, fianchi ondeggianti e canti.
L’incontro di cui parlavamo poco fa, altro non è che una danza, durante la quale ciascuno dei due ha indossato il vestito della festa e mostra i suoi colori più vividi, facendo passi armoniosi e giravolte ad effetto.
In questo momento nessuno dei due sta indagando per scoprire la vera essenza dell’altro. Si limita ad osservarlo e si gode quello che vede e che l’altro sta mettendo in scena solo per lui.
E cosa sta vedendo? Tutte le qualità che sta apprezzando nell’altro, che “riconosce”, e in definitiva si ama.

“Si ama”?

Forse c’è un errore di battitura?

Niente affatto!

Riconoscere significa appunto che si è in grado di individuare una certa cosa perché la si è già conosciuta, come riconoscere un volto amico tra la folla, tutta apparentemente uguale perché sconosciuta.
Quindi nell’altro riconosco ciò che amo e che è qualcosa che ho già conosciuto ed amato nel passato, o che amo di me stesso. Sono i famosi neuroni specchio: gli stessi che fanno sorridere il neonato in braccio alla sua mamma mentre lei lo guarda negli occhi sorridendo a sua volta.
Ma torniamo alla nostra coppia. Ormai la possiamo definire tale: infatti non si tratta più soltanto di un uomo ed una donna, poiché hanno acquistato una dimensione ulteriore, e oltre ad un me e un te sono anche un noi.
Ovviamente se si trattasse di una coppia omosessuale non cambierebbe quasi nulla, e si creerebbe la stessa situazione.
Dopo la festa ci si spoglia piano piano del vestito bello, quasi come in uno streap tease, e con il passare del tempo i movimenti diventano meno flessuosi, meno seduttivi, e si comincia a dare per scontato che l’altro ci apprezzi comunque, anche se ormai non diamo più il massimo; d’altra parte stare sempre in tiro e su di giri è estremamente faticoso dopo un po’ di tempo.
Cosa resta allora dopo questa messa a nudo dell’altra faccia della medaglia, che pure rappresenta una parte di noi, anzi, l’altro cinquanta per cento, la nostra zona d’ombra?
Qui torniamo a considerare quanto affermato inizialmente: stare più o meno bene in coppia dipende dai nostri confini.
Immaginiamo la coppia che stiamo osservando come se fosse costituita da due pezzi realizzati in materiali diversi, ciascuno con le proprie caratteristiche di forma, dimensione, odore, colore, sapore e consistenza. Inevitabilmente, se osserviamo ciascuna delle qualità che caratterizza uno dei due pezzi e la mettiamo a confronto con le stesse caratteristiche dell’altro pezzo, possiamo renderci conto che i valori sono a volte uguali, a volte molto diversi fra loro. Ciò vuol dire, ad esempio, che uno dei due pezzi potrebbe avere un gusto più delicato dell’altro, o magari una superficie più ruvida, o ancora una consistenza più morbida.
Se potessimo accostarli, potremmo notare che nei punti di contatto sta avvenendo qualcosa.
Intanto, attraverso questi punti di contatto stanno passando dei dati, quindi avere più punti in comune significa anche avere un maggiore scambio di informazioni.
L’altro aspetto evidente, è che il pezzo di consistenza più cedevole, nel momento in cui si avvicina e tocca l’altro, prende una forma che va adattandosi a quella del pezzo di consistenza più dura con cui si trova a contatto.
Questa similitudine rende chiaramente l’idea di quanto solitamente accade nella coppia: uno dei due si adatta con più facilità all’altro, il quale trova la cosa piacevolmente comoda e non se ne preoccupa più di tanto. Anzi, di solito non se ne accorge neppure, dato che questo processo avviene in modo “indolore” e naturale.
Ecco qui convalidato l’assioma iniziale secondo cui la parte più cedevole sembra essere quella più adatta a stare in coppia. Quella che, per sua propria natura, riduce ed ammortizza le occasioni conflittuali.
Naturalmente questo non significa necessariamente che se si incontrano due individui ugualmente flessibili tutto funzionerà, ma allo stesso tempo se si incontrano due individui ugualmente rigidi, la coppia andrà molto presto in conflitto.
Quindi il segreto per un buon rapporto sentimentale sarebbe essere di consistenze diverse, di modo che l’adattamento sia garantito?
Errore! Sarà infatti sufficiente che la persona più adattabile si renda conto di esserlo in esclusiva, che comprenda di essere la sola a sagomarsi secondo il desiderio dell’altro, e che si faccia indietro, perché si venga a creare una distanza che resterà tale. A meno che l’altro, resosi conto di quanto accade, non si renda disponibile a scambiare il ruolo e a diventare a sua volta più adattabile.
In definitiva, non esiste una regola per stabilire chi sia adatto o meno a stare in coppia.
Perché la coppia funzioni, bisogna che ciascuno dei due partner sia flessibile e scambi spesso il proprio ruolo, sia nell’adattamento che nell’essere trainante per l’altro.
Darsi il cambio significa non stancarsi troppo, e avere quindi energie sufficienti per porre attenzione sia alle richieste del partner che alle proprie esigenze, giacché anche ascoltarsi può risultare difficile, ed esporre esplicitamente all’altro le proprie necessità può esserlo ancora di più.
Ma questo è un altro post…

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